Avviamento disabili: risarcimento del danno se il datore non assume

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Il datore di lavoro del disabile che si sottrae all’obbligo di assunzione deve risarcire – anche in difetto di prova – il pregiudizio patrimoniale subito per l’intero periodo dal lavoratore.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore disabile ed il suo datore di lavoro.
La Corte di appello, in sede di rinvio dalla Corte di cassazione, condannava due soggetti, in solido, al risarcimento del danno in favore di un lavoratore disabile, commisurato alle retribuzioni maturate dal 29.12.1993 (sulla base della retribuzione mensile di Euro 706,92) e sino alla sentenza di appello, in relazione al pregiudizio sofferto dal medesimo per la mancata assunzione in seguito al provvedimento di avviamento obbligatorio al lavoro di invalidi in virtù di quanto previsto dalla legge.

Contro la sentenza proponevano ricorso per cassazione di tale decisione ricorrevano i condannati, quali eredi del titolare della ditta datrice di lavoro, in particolare rilevando che, in relazione al risarcimento accordato quale conseguenza della accertata violazione delle norme in materia di assunzioni obbligatorie, il giudice del merito avrebbe dovuto valutare anche l’eventuale concorso del fatto colposo del creditore. In altri termini, il lavoratore, in seguito alla mancata assunzione al lavoro quale invalido da parte della impresa, avrebbe dovuto richiedere di rimanere in graduatoria, dopo la cancellazione dalla stessa, per potere essere avviato ad altra occupazione presso diversa impresa, dovendo le conseguenze della sua colpevole inerzia rimanere a suo carico e non potendo a questi riconoscersi il risarcimento del danno per i danni che avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

La Cassazione ha però respinto il ricorso, enunciando un interessante principio di diritto, già affermato in precedenza dalla Corte Suprema, ma che merita dunque di essere qui ricordato perché di assoluto rilievo per gli operatori.

Sul punto, ricordano gli Ermellini, per quanto di interesse in questa sede, che, con riferimento alla mancata richiesta di inserimento nella graduatoria per l’avviamento al lavoro dei disabili secondo la legge sulle assunzioni obbligatorie, sulla scorta dell’orientamento della giurisprudenza della stessa Corte, il datore, inadempiente all’obbligo di assunzione del lavoratore avviato ai sensi della legge menzionata, è tenuto a risarcire l’intero pregiudizio patrimoniale che il lavoratore abbia conseguenzialmente subito durante tutto il periodo in cui si è protratta l’inadempienza del datore medesimo, pregiudizio da determinare in concreto, senza bisogno di una specifica prova del lavoratore, sulla base del complesso delle utilità (salari e stipendi) che il lavoratore avrebbe potuto conseguire, ove fosse stato tempestivamente assunto, spettando al datore provare l’aliunde perceptum, oppure la negligenza del lavoratore nel cercare altra proficua occupazione.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed infatti, secondo l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione, nella materia delle assunzioni obbligatorie il danno da liquidare, in misura pari alle retribuzioni mensili spettanti in caso di assunzione, deve essere liquidato sino alla pronuncia di secondo grado.

Fonte: Ipsoa.it

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