Autotrasportatori: lavoro straordinario, cronotachigrafi solo elemento presuntivo

0
80

L’accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore e della sua effettiva entità non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafi. La presunzione semplice costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione, deve essere supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo, offerti dall’interessato o acquisiti dal giudice del lavoro nell’esercizio dei propri poteri istruttori. Confermati per altra via gli elementi presuntivi, dalle memorizzazioni emergenti dai dispositivi è possibile desumere le specifiche entità delle prestazioni lavorative, anche a titolo di straordinario, eventualmente ricorrendo, per la determinazione del relativo corrispettivo, ad eventuali accertamenti tecnici e salva, in ipotesi di perdurante incertezza al riguardo, la possibilità di procedere in via equitativa.

Con una importante sentenza, la Sezione lavoro della Corte di Cassazione ha ribadito un interessante principio in tema di accertamento del lavoro prestato da un autotrasportatore, precisando che l’accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafi, prodotti in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall’art.2712 cod. civ., occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo.

Autotrasportatori: cronotachigrafi insufficienti a provare la durata dell’attività?
Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore e la società di cui era dipendente.

La Corte di Appello ha rigettato appello proposto dalla società C. srl, nei confronti di M.A., avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale.

Il giudice di primo grado aveva condannato la suddetta società, alle cui dipendenze il M. aveva lavorato come autista dal 22 maggio 1996 al 31 maggio 1998, a corrispondere a quest’ultimo la somma di euro 9.288,85, oltre interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di differenze retributive per l’attività di lavoro effettivamente svolta e relativa ad ore dì lavoro eccedenti, rispetto alle otto ore giornaliere, e svolte anche di sabato, non considerate in busta paga.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società C. srl, in particolare prospettando la erroneità e la carenza di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla inutilizzabilità dei dischi cronotachigrafici a seguito del disconoscimento da parte del datore di lavoro.

Ad avviso della società, l’effettività del lavoro prestato non poteva essere dichiarata in ragione dei soli dischi cronotachigrafici, disconosciuti da essa datrice di lavoro, e in mancanza di ulteriori elementi atti a dimostrare l’esercizio dell’attività lavorativa.

La Corte d’Appello, inoltre, non aveva considerato lo stato di incertezza che vi era sulla provenienza degli stessi, in particolare confermando l’errata statuizione del giudice di primo grado, secondo il quale i dischi in questione non sarebbero stati tempestivamente contestati dalla resistente.

Decisione della suprema Corte: cronotachigrafo elemento presuntivo
La Cassazione ha respinto il ricorso della società, affermando un principio di diritto già presente nella giurisprudenza della Corte ma che, per la sua importanza, merita di essere qui ribadito.

Osservano sul punto gli Ermellini che l’accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafici, prodotti in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall’art.2712 cc, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziarlo o presuntivo.

La Corte d’Appello aveva preso in considerazione le risultanze istruttorie, e si era attenuta al suddetto principio di diritto, in quanto aveva tenuto conto della contestazione effettuata dalla società in ordine ai dischi cronotachigrafici e aveva rilevato che gli stessi non erano l’unico elemento di prova, sussistendo in favore della domanda del lavoratore le risultanze della prova per testi.

I giudici di legittimità hanno poi aggiunto che è possibile assegnare alla consulenza tecnica d’ufficio ed alle correlate indagini peritali funzione “percipiente”, quando essa verta su elementi già allegati dalla parte, ma che soltanto un tecnico sia in grado di accertare, per mezzo delle conoscenze e degli strumenti di cui dispone.

Nella specie, tale funzione hanno svolto le CTU espletate nel corso del giudizio, senza esorbitare, dunque, dal proprio ambito.

Ed infatti, la prima CTU in ragione di quanto registrato sul singolo dischetto ha rilevato le ore effettive di guida giornaliera, e l’altra ha quantificato, in base a quanto pagato e risultante dalle buste paga e sulla base del contratto collettivo applicabile alla fattispecie, le differenze dovute per il lavoro in più svolto e non considerato dal datore di lavoro.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Rilievi pratico-operativi della decisione di legittimità
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, in tema di accertamento del lavoro prestato da un autotrasportatore, e quindi dello straordinario eventualmente svolto da tale dipendente, i dischi cronotachigrafi, in originale od in copia fotostatica, ove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, non possono da soli fornire piena prova, stante la preclusione sancita dall’art.2712 cod. civ., ne’ dell’effettuazione del lavoro, e dell’eventuale straordinario, ne’ dell’effettiva entità degli stessi, occorrendo a tal fine che la presunzione semplice costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo, offerti dall’interessato o acquisiti dal giudice del lavoro nell’esercizio dei propri poteri istruttori.

Tale giudice, accertata, alla stregua degli elementi suindicati, l’effettuazione della prestazione lavorativa (ordinaria o straordinaria), può invece desumere dalle memorizzazioni emergenti dai dispositivi anzidetti le specifiche entità delle prestazioni lavorative, anche a titolo di straordinario, eventualmente ricorrendo, per la determinazione del relativo corrispettivo, ad eventuali accertamenti tecnici e salva, in ipotesi di perdurante incertezza al riguardo, la possibilità di procedere in via equitativa ai sensi dell’art.432 cod. proc. civ.

Fonte: Ipsoa.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here