Aumentano aziende rosa e lavoratori interinali. Umbria e Toscana tra le regioni virtuose

0
26

Impresa è femmina. Nel 2011, il binomio donna-impresa fa un piccolo passo avanti e si allarga la platea delle aziende a guida “rosa”. Alla fine di dicembre dello scorso anno, infatti, l’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere segnala che queste aziende sono quasi 7mila in più rispetto al 2010, anche se solo con un incremento dello 0,5%. A dare risalto al dato, anche il fatto che il saldo delle imprese femminili compensa più che completamente la performance poco brillante di quelle al maschile che, nel 2011, hanno fatto registrare un bilancio in rosso per circa 6mila unità.

Le imprese femminili, alla fine del 2011, erano 1.433.863, pari al 23,5% del totale. Lazio, Umbria, Calabria e Veneto le regioni che mettono a segno gli incrementi più consistenti, compresi tra 1,2 e 1,4% (1,3% in Umbria). Per l’Umbria, come per Calabria e Veneto, questa percentuale di crescita è maggiore di quella per le imprese maschili. Tra le regioni del centro-nord, poi, l’Umbria è la regione con una maggior incidenza delle imprese femminili sul totale. In valori assoluti, queste sono alcune delle regioni a più diffusa presenza di imprese che stanno al vertice della classifica. Alle spalle del Lazio c’è la Lombardia, seguita da Veneto e Toscana (dove l’incremento percentuale è stato dell’1,1%). Tra le cinque province diventate più rosa (con un incremento superiore al 2%), ci sono Prato, Fermo e Arezzo. Complici i settori che permettono la crescita, tradizionalmente femminili, come scuola o assistenza alla persona. Ridimensionato il fenomeno per cui la titolare è un prestanome (e il lavoratore è il marito, magari dipendente pubblico). «Questi dati – ha detto il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – tratteggiano un universo femminile che sta lottando contro la crisi e che dimostra di saper resistere con orgoglio. Le donne rappresentano un patrimonio di competenze spesso più elevate rispetto a quelle maschili e che va promosso e incoraggiato a misurarsi sul mercato attraverso l’impresa».

Purtroppo «sono ancora molti gli ostacoli che limitano le donne nell’esprimere appieno la propria creatività e professionalità nel mondo del lavoro, anche se il loro contributo si fa sentire da sempre nelle tante imprese familiari che caratterizzano il nostro tessuto produttivo. Credo che nelle iniziative che si stanno discutendo per sostenere la crescita, grande attenzione vada a tutti gli strumenti, innanzitutto di welfare ma anche di tipo finanziario, che possono facilitare l’impegno delle donne nelle attività economiche».

Ma agli interinali cala lo stipendio
Gli unici a lavorare sono gli interinali. Precari per vocazione, con la dote della flessibilità (e della duttilità, visto che la specializzazione è l’ultimo dei pensieri), sono un popolo sempre più numeroso. I lavoratori interinali, secondo dati Cgil, crescono, in Umbria, nel terzo trimestre 2011, dell’11,6% rispetto all’anno precedente, passando da 2.258 unità a 2.521. Dopo la crescita molto consistente già registrata nel secondo trimestre (+33%), l’Umbria si conferma tra le regioni in cui il ricorso al lavoro interinale continua a espandersi di più. «Un dato – spiega la Cgil – certamente preoccupante e che evidenzia come sia necessario un intervento sul mercato del lavoro, per procedere a una revisione complessiva di questa giungla di forme contrattuali, che non fa altro che produrre sacche sempre più grandi di precarietà». Per l’esercito degli interinali umbri è prevista la possibilità di fare domanda per un contributo straordinario una tantum di sostegno al reddito: 1.300 euro lordi, per chi ha i requisiti richiesti. Anche se, a dieci anni dall’omicidio di Biagi, “spunta” un articolo della sua legge sul lavoro che pareva caduta nel dimenticatoio e che introduce un trattamento diversificato tra chi è dipendente di una società e chi viene assunto tramite un agenzia per il lavoro. A parità di lavoro, mansioni e responsabilità, gli interinali avranno contratti peggiori e stipendi più bassi. Più o meno del 20%.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here