Astensione obbligatoria: flessibilità

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Una dipendente che opta per «la flessibilità» nell’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità (1 mese prima dalla data presunta del parto anzichè 2 mesi prima) nell’eventualità si ammalasse per cause non legate alla gravidanza es. stato influenzale, oppure dovessero sopraggiungere complicazioni nella gestazione non prevedibili all’atto della richiesta di posticipo del periodo di astensione obbligatoria del lavoro, come sarà considerata ai fini della presenza in azienda? In malattia, ferie oppure in astensione obbligatoria?

La circolare ministeriale n. 43 del 7 luglio 2000 ha fornito alcuni importanti chiarimenti in merito all’art.12 della legge 8 marzo 2000 n.53 (sulla flessibilità dell’astensione obbligatoria).
La norma in questione, prevedendo la facoltà di astenersi «a partire» dal mese precedente la data presunta del parto, ha quindi individuato in un mese il periodo minimo obbligatorio di astensione prima della data presunta del parto; è evidente perciò che il periodo di «flessibilità » dell’astensione obbligatoria può andare da un minimo di un giorno ad un massimo di un mese.

Il periodo di flessibilità, quand’anche questa sia stata già accordata ai sensi delle disposizioni di cui alla legge n.53/2000, può essere successivamente ridotto (ampliando quindi il periodo di astensione ante partum inizialmente richiesto), espressamente, su istanza della lavoratrice, o implicitamente, per fatti sopravvenuti.

Tale ultima ipotesi può verificarsi – in linea del resto con quanto previsto al punto a) della circolare ministeriale in questione – con l’insorgere di un periodo di malattia, in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un «rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro» e supera, di fatto, il giudizio medico precedentemente espresso nella certificazione del ginecologo ed, eventualmente, in quella del medico competente.

In tutte queste ipotesi la flessibilità consisterà nel differimento al periodo successivo al parto, non del mese intero, ma di una frazione di esso e cioè delle giornate di astensione obbligatoria «ordinaria» non godute prima della data presunta del parto, che sono state considerate oggetto di flessibilità (vale a dire quelle di effettiva prestazione di attività lavorativa nel periodo relativo, comprese le festività cadenti nello stesso).

Fonte: Giacinto Favalli – Esperto Lavoro – Casi e Soluzioni – Ipsoa Editore

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