Associazione in partecipazione o lavoro subordinato? Dipende dai rischi

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Associazione in partecipazione con apporto lavorativo dell’associato o contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili? Il rapporto di associazione ha come elemento essenziale la partecipazione dell’associato al rischio di impresa e alla distribuzione non solo degli utili, ma anche delle perdite. Pertanto, laddove è resa una prestazione lavorativa inserita stabilmente nel contesto dell’organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d’impresa e senza ingerenza ovvero controllo dell’associato nella gestione dell’impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favore accordato dalla Costituzione, che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Con una interessante sentenza, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in tema di contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell’associato, ribadendo che l’elemento differenziale rispetto al contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili d’impresa risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l’apporto della prestazione da parte dell’associato, dovendosi verificare l’autenticità del rapporto di associazione, che ha come elemento essenziale, connotante la causa, la partecipazione dell’associato al rischio di impresa e alla distribuzione non solo degli utili, ma anche delle perdite.

Pertanto, laddove è resa una prestazione lavorativa inserita stabilmente nel contesto dell’organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d’impresa e senza ingerenza ovvero controllo dell’associato nella gestione dell’impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favore accordato dall’art.35 Cost., che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da una società nei confronti dell’INPS.
In sintesi, i fatti.

II Tribunale accertava nei confronti dell’INPS la natura subordinata dei rapporti intrattenuti con alcuni lavoratori dalla RC18 Import-Export G.C. S.p.A. che aveva stipulato contratti di associazione in partecipazione per la gestione di alcuni negozi.

La Corte di appello rigettava l’appello della società, in particolare ritenendo che il primo Giudice avesse correttamente valutato, sulla base delle prove documentali e testimoniali, la prevalenza nelle modalità di attuazione dei rapporti intercorsi tra la società ed i commessi, degli elementi che caratterizzano il rapporto di lavoro di tipo subordinato.

La Corte ricostruiva l’orientamento della giurisprudenza di legittimità in ordine agli elementi caratterizzanti un rapporto di associazione in partecipazione, in particolare l’esistenza di un rischio economico anche per l’associato e un controllo dell’associato sulla gestione dell’impresa e ricordava che il primo Giudice aveva accertato, nel caso in esame, l’esistenza di un potere disciplinare e organizzativo dell’associante più ampio di quello generico d’impartire direttive di carattere generale.

I lavoratori erano stati selezionati con annunci sui quotidiani ed assunti dopo una selezione e un periodo di lavoro nel quale avevano svolte attività di lavoro occasionale con patto di prova, istituto tipico del lavoro subordinato.

I lavoratori sentiti come testi avevano dichiarato di avere ricevuto direttive sull’allestimento e sulla conduzione del negozio da parte del sig. F..

Erano stati osservati turni ed effettuati vari controlli da parte del F.; era necessaria l’autorizzazione per ottenere ferie e permessi. I lavoratori erano privi di ogni potere di controllo sulla gestione dell’attività ed avevano svolto mansioni esecutive di semplici commessi.

Non esisteva un rischio economico; alcuni testi avevano dichiarato di non aver mai veduto bilanci o documenti contabili della società e di avere percepito una retribuzione commisurata al ricavo del negozio.

Anche il F. aveva dichiarato di aver predisposto solo i rendiconti annuali con il riepilogo del punto vendita (ove avevano operato in concreto gli associati) che riportava il totale delle vendite e la quota spettante all’associato; quindi i lavoratori non avevano conoscenza dell’andamento economico dell’azienda (anche limitatamente al punto vendita nel quale avevano operato), mancando di ogni informazione sui costi e sui ricavi, né c’era un vero rischio di impresa in quanto la retribuzione a percentuale non era calcolata sugli utili di esercizio, come previsto nei contratti, ma sui ricavi delle vendite, con un minimo garantito anche in caso di assenze nel periodo.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, che gli elementi utilizzati dalla Corte di appello per ritenere la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato e non in partecipazione non erano idonei a comprovare tale tesi.

La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della S.C., ma che per la sua importanza dev’essere qui ribadito.

Osserva, sul punto, la Cassazione come la Corte di appello aveva valorizzato una serie di circostanze limpide (reperimento del personale attraverso annunci del tipo ” cercasi commesse”; direttive sull’allestimento e sulla conduzione generale del negozio da parte del sig. F., sempre presente nel negozio e poi presente settimanalmente; ricezione ogni 15 gg. di direttive per l’allestimento; predisposizione di turni da osservare in negozio e controlli anche a sorpresa; necessità di autorizzazioni per ferie e permessi e richiami per ritardi o per lamentale dei clienti).

Tali elementi, puntualizza la Cassazione, costituiscono certamente sicuri indizi della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato perché dimostrano un’ingerenza assai incisiva dell’associante nell’attività degli associati che venivano di fatto controllati nei tempi e nelle modalità della prestazione eccedendosi di molto la mera potestà di emanare direttive ed istruzioni di carattere generale che rientra pacificamente nei poteri dell’associante.

Peraltro, la Corte di appello aveva anche aggiunto la mancanza di un rischio economico (la retribuzione non era percepita come previsto nei contratti in relazione agli utili di esercizio, ma sui ricavi delle vendite, con un importo minimo garantito anche in caso di assenze) per l’associato ed anche di un controllo degli associati sul risultato economico dell’impresa: non solo alcuni testi avevano dichiarato di non aver mai visto bilanci e documenti contabili, ma era emerso dalle stesse dichiarazioni del consulente contabile della società che venivano predisposti solo rendiconti annuali dei punti vendita con la sola indicazione del totale delle vendite per cui i lavoratori non avevano alcuna contezza dell’andamento economico dell’azienda (costi, utili di esercizio, andamento finanziario), neppure limitatamente al punto vendita ove operavano.
Da qui dunque il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed infatti, secondo l’esegesi offerta dalla Cassazione, in tema di contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell’associato, l’elemento differenziale rispetto al contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili d’impresa risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l’apporto della prestazione da parte dell’associato, dovendosi verificare l’autenticità del rapporto di associazione, che ha come elemento essenziale, connotante la causa, la partecipazione dell’associato al rischio di impresa e alla distribuzione non solo degli utili, ma anche delle perdite.

Pertanto, laddove è resa una prestazione lavorativa inserita stabilmente nel contesto dell’organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d’impresa e senza ingerenza ovvero controllo dell’associato nella gestione dell’impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favore accordato dall’art.35 Cost., che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Fonte: Ipsoa.it

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