Assemblee sindacali: convocabili anche dal singolo componente della RSU

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Il diritto di indire assemblee sindacali rientra tra le prerogative attribuite non solo alla RSU considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della stessa, purché eletto nelle liste di un sindacato che, nella azienda di riferimento, sia di fatto dotato di rappresentatività in base allo Statuto dei lavoratori.

Il caso trae origine dal contenzioso tra la Federazione dei metalmeccanici di Firenze e la Telecom Italia che si era vista respingere dal giudice l’impugnazione per comportamento antisindacale a causa del diniego opposto ad un appartenente alla RSU di indire assemblee in base allo Stato dei lavoratori. La Corte d’appello, in particolare, ha ritenuto che non appariva accoglibile la tesi secondo cui al singolo membro delle RSU siano da riconoscere non soltanto le prerogative già riconosciute ai dirigenti delle RSA, ma quelle proprie dell’intera RAS.

Contro la sentenza di appello proponeva ricorso per Cassazione la Federazione metalmeccanici, sostenendo che la corretta interpretazione dello Statuto dei lavoratori (e, in particolare, dell’art.20), alla luce delle norme dell’Accordo interconfederale, dovrebbe portare a ritenere che la titolarità del diritto di indire le assemblee di cui si tratta spetta anche alla singola componente della RSU e non solo alla RSU quale organo collegiale, diversamente da quanto si afferma nella sentenza di appello.

La Cassazione ha accolto il ricorso, con un percorso logico – argomentativo di grande pregio che merita qui di essere sintetizzato. La questione centrale è rappresentata dallo stabilire se il diritto di indire assemblee (di cui all’art. 20 St. lav.) rientra, o meno, tra le prerogative attribuite a ciascun componente delle RSU dall’ Accordo interconfederale 20 dicembre 1993, in base al quale “i componenti delle RSU subentrano ai dirigenti delle RSA nella titolarità di diritti, permessi, libertà sindacali e tutele già loro spettanti, per effetto delle disposizioni di cui al titolo terzo della legge n. 300 del 1970”.

Richiamata l’evoluzione normativa e giurisprudenziale sul punto, gli Ermellini pervengono quindi alla conclusione che la tesi secondo cui l’assemblea non potrebbe giammai essere indetta dal singolo rappresentante sindacale unitario, è destituita di fondamento, operando il diverso principio di diritto secondo cui l’autonomia contrattuale collettiva può prevedere organismi di rappresentatività sindacale in azienda (quali, nella specie, le RSU) diversi rispetto alle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’art. 19 dello Statuto dei lavoratori, e alle prime può assegnare prerogative sindacali – quale il diritto di indire l’assemblea sindacale – non necessariamente identiche a quelle delle RSA, con il limite, previsto dall’art. 17 dello stesso Statuto, del divieto di riconoscere ad un sindacato un’ingiustificata posizione differenziata che lo collochi quale interlocutore privilegiato del datore di lavoro.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Suprema Corte di Cassazione, in tema di rappresentatività sindacale, il diritto di indire assemblee rientra tra le prerogative attribuite non solo alla RSU considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della RSU stessa, purché questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nella azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività.

Fonte: Ipsoa.it

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