Assegno nucleo familiare: quando se ne ha diritto?

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L’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare presuppone la verifica da parte del datore di lavoro della presenza dei requisiti di legge. Tale verifica non è sempre di facile attuazione in considerazione della complessità del quadro normativo vigente e delle situazioni particolari che possono presentarsi al datore di lavoro.

Con la circolare 762014, l’INPS ha diramato le tabelle dei limiti reddituali per ottenere l’assegno nucleo familiare per il periodo dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015. Tale prestazione, è stata interessata da una serie di interventi che spesso, creano confusione negli operatori ed anche negli stessi soggetti aventi diritto. Vediamo di fare ordine sulla materia, evidenziando gli aspetti principali e soffermarci su alcune questioni di particolare importanza.

Assegni per il nucleo familiare
L’ANF, è una prestazione istituita per aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti, parasubordinati e pensionati titolari di prestazione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei dipendenti, che hanno un reddito complessivo al di sotto delle fasce stabilite ogni anno per legge.

La concessione o meno e la misura dell’assegno dipendono dal numero dei componenti il nucleo familiare e dai redditi complessivi da essi posseduti.

L’assegno per il nucleo familiare è concesso a domanda.

Può essere richiesto se il reddito complessivo del nucleo familiare, costituito almeno per il 70% da lavoro dipendente, non supera i limiti stabiliti ogni anno dalla legge.

[blockquote style=”3″]Aventi diritto
L’ANF spetta, ai lavoratori dipendenti:

· italiani e stranieri, dipendenti da aziende italiane operanti in Italia, o all’estero in Paesi convenzionati;
· occupati a tempo parziale (part-time);
· soci di cooperativa che lavorano alle dipendenze della stessa;
· detenuti, dipendenti dell’amministrazione penitenziaria o di ditte private appaltatrici dei lavori;
· in congedo matrimoniale, in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali, richiamati alle armi;
· a domicilio;
· ai caratisti, agli armatori e ai proprietari armatori imbarcati su navi da pesca da loro stessi armate;
· ai titolari di una prestazione temporanea:
· disoccupati indennizzati;
· cassintegrati;
· in mobilità;
· impiegati in lavori socialmente utili;
· assenti per malattia con almeno 1 settimana di lavoro prestato nei 30 giorni precedenti l’evento morboso;
· maternità;
· in malattia tubercolare;
· assente per infortunio per un massimo di 90 giorni per ogni singolo evento (con esclusione delle ricadute e postumi da pregresso infortunio ).[/blockquote]

[blockquote style=”3″]Per cosa può essere richiesto
· L’assegno per il nucleo familiare, può essere richiesto solo su una prestazione lavorativa o previdenziale pensionistica e non pensionistica.
· Può essere richiesto anche sulla prestazione lavorativa o previdenziale dell’altro coniuge solo se il richiedente stesso, affidatario dei figli, risulta separato, divorziato, oppure disoccupato non titolare di prestazione previdenziale.[/blockquote]

[blockquote style=”3″]Per chi spetta
Spetta al nucleo familiare in base al numero dei componenti che ne fanno parte, anche se non conviventi.
E’ richiesta la convivenza per:

· i figli naturali, legalmente riconosciuti da entrambi i genitori;
· i figli affidati dall’autorità giudiziaria a seguito di separazione.[/blockquote]

[blockquote style=”3″]L’importo
L’ammontare dell’assegno per il nucleo familiare varia:

· in base al reddito dell’anno solare precedente;
· in base al numero dei componenti il nucleo familiare;
· in base alla tipologia del nucleo familiare (presenza di minori, inabili, un solo genitore, ecc.);[/blockquote]

[blockquote style=”3″]Decorrenza e variazione

Nuclei numerosi
Il legislatore si è occupato, in maniera particolare dei nuclei con più figli. In maniera specifica, nell’ipotesi di nuclei familiari con più di tre figli o equiparati, di età inferiore a 26 anni compiuti, l’art.1, comma 11, lett. d), ai fini della determinazione dell’assegno, considera rilevanti al pari dei figli minori anche i figli studenti o apprendisti di età superiore a 18 anni compiuti ed inferiore a 21 anni compiuti. In merito all’individuazione dei nuclei destinatari della norma, come ha precisato l’INPS, è necessario considerare tutti i figli ed equiparati ex art. 38 del D.P.R n. 818/57 presenti nel nucleo familiare, di età inferiore a 26 anni, senza tener conto del carico fiscale, dalla convivenza, dello stato civile e dalla qualifica (studente, apprendista, lavoratore, disoccupato); infatti, rileva a tal fine il solo stato di figlio o equiparato ex art.38 citato.

Di conseguenza, bisognerà valutare che nel nucleo siano presenti almeno 4 figli di età inferiore a 26 anni, in quanto la regola non trova più applicazione se si verifica una variazione nella composizione del nucleo familiare che dia luogo alla perdita del requisito di almeno quattro figli o equiparati di età inferiore a 26 anni compiuti.

In presenza dei presupposti di cui fatto cenno in precedenza, rilevano al pari dei figli minori entrando a far parte del nucleo familiare ai fini dell’assegno, anche i figli tra i 18 ed i 21 anni, purché studenti o apprendisti.

Ne deriva, che i figli tra i 18 ed i 21 anni studenti o apprendisti sono equiparati ai figli minori anche ai fini dell’applicazione delle tabelle relative ed i redditi percepiti dagli stessi dovranno essere conteggiati per la determinazione del reddito complessivo del nucleo familiare. Saranno esclusi dal numero dei componenti e dalla determinazione del reddito familiare, oltre ai figli di età compresa tra i 18 e i 21 anni, non aventi la qualità di studente o la qualifica di apprendista, anche i figli di età compresa tra i 21 e i 26 anni, anche se studenti o apprendisti, i quali rilevano solo ai fini dell’individuazione del nucleo numeroso.

L’Istituto di previdenza sociale, ha sottolineato che per studente deve intendersi il figlio o equiparato che frequenta una scuola pubblica o legalmente riconosciuta, secondaria di primo o secondo grado, un corso di formazione professionale o di laurea; venendo meno il requisito del numero dei figli (almeno 4) di età inferiore a 26 anni o con la perdita della qualifica di studente o di apprendista o con il compimento del ventunesimo anno di età, tale equiparazione cessa e i figli ultradiciottenni vengono esclusi dal nucleo familiare, tranne che si trovino, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

Per quanto concerne l’erogazione dell’assegno ai figli ed equiparati di età compresa tra i 18 e 21 anni studenti o apprendisti, sarà necessario ottenere l’autorizzazione dell’INPS in base alle modalità attualmente vigenti per le altre fattispecie per le quali è previsto il rilascio di apposita autorizzazione. A tal proposito, le sedi dell’Istituto dovranno accertare che sia soddisfatto il requisito dei quattro figli o equiparati di età inferiore a 26 anni ed il possesso della qualità di studente o della qualifica di apprendista.

Ricorrendo i requisiti, le autorizzazioni avranno validità annuale, tenendo conto che verrà meno il diritto alla prestazione per il soggetto che compia il ventunesimo anno di età o per il quale scada il contratto di apprendistato o per il quale venga meno uno dei requisiti che danno titolo alla prestazione.

Altre regole di particolare importanza

Coniuge avente diritto
L’art.1, comma 559 della legge 30 dicembre 2004, n.311, finanziaria per l’anno 2005, ha stabilito che, a decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio 2005, l’assegno per il nucleo familiare viene erogato al coniuge dell’avente diritto.

Con decreto del 4 aprile 2005 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.129 del 6 giugno 2005 sono state dettate le disposizioni di attuazione dell’art.1, comma 559 della legge citata. L’INPS ha precisato, che legittimato all’esercizio del diritto è il coniuge non titolare di un autonomo diritto alla corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, ossia il coniuge che non ha un rapporto di lavoro dipendente ovvero non è titolare di pensione o di prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente. Con ciò s’intende che l’accertamento dei requisiti che danno titolo al riconoscimento del diritto ed alla determinazione dell’importo dell’assegno continua ad avvenire in base alle disposizioni vigenti in materia con riferimento all’avente diritto e che il dettato del comma 559 riguarda esclusivamente l’erogazione materiale della prestazione relativa all’intero nucleo familiare.

Si sottolinea che tale diritto può essere esercitato anche dal coniuge dei soggetti iscritti alla gestione separata dei lavoratori autonomi, di cui all’art.2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n.335.

Il coniuge dell’avente diritto che intenda avvalersi della norma di cui trattasi deve presentare apposita domanda, nel caso in cui la prestazione sia erogata da quest’ultimo per conto dell’INPS; nelle ipotesi in cui l’Istituto eroga direttamente l’assegno, la domanda andrà formulata sui modelli inoltrati all’Inps per le diverse prestazioni.
I pensionati presenteranno la domanda, evidenziando se intendano riscuotere l’assegno presso la banca o presso la posta.

Pagamento dell’ANF per periodi pregressi
In merito a tale questione l’Istituto di previdenza ha precisato, con messaggio 1790/2006, che il datore di lavoro, anche in caso di richiesta successiva alla risoluzione del rapporto di lavoro, è obbligato al pagamento dell’assegno per il nucleo familiare.

In maniera specifica, l’intervento dell’INPS si era reso necessario in seguito a richieste di chiarimenti in merito alla competenza al pagamento dell’assegno per il nucleo familiare per periodi pregressi, durante i quali un lavoratore era stato occupato presso un datore di lavoro diverso da quello presso cui lavora al momento in cui intende inoltrare la domanda di prestazione ovvero al momento stesso non occupato.

A tal proposito, viene ricordato che le norme, art.37 del D.P.R. 797/1955, così come modificato dall’art.8 della legge 1038/1961, stabiliscono l’obbligo nei confronti del datore di lavoro di anticipare, per conto dell’INPS, la prestazione familiare.

In particolare, tale obbligo sussiste anche nell’ipotesi in cui la richiesta della stessa prestazione sia successiva alla data di risoluzione del rapporto di lavoro, ma riguardi periodi pregressi, per quel datore di lavoro, alle cui dipendenze il lavoratore stesso prestava attività nel periodo oggetto della richiesta; in ogni caso, l’azienda deve essere ancora in vita e non essere cessata o fallita.

Prescrizione
E’ da ricordare, che in base alle norme vigenti, il lavoratore può far valere il proprio diritto nell’ambito della prescrizione quinquennale, con la conseguenza che il datore di lavoro non può evitare la corresponsione della prestazione dell’ANF presentata da un ex dipendente nel termine della prescrizione quinquennale.

Lo stesso termine quinquennale di prescrizione, si applica per quanto concerne il diritto del datore di lavoro per richiedere il rimborso dell’assegno per il nucleo familiare erogato ai propri dipendenti, che per quanto concerne l’assegno per il nucleo familiare per periodi pregressi, scatta dalla data in cui è stato corrisposto.

L’intervento dell’INPS
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro si rifiuti di corrispondere l’assegno ad un ex dipendente, la sede INPS competente per territorio cui perviene la denuncia di tale inadempienza, dopo aver esperito infruttuosamente ogni formalità idonea ad interessare il datore di lavoro stesso, dovrà segnalare l’azienda alla Direzione Provinciale del Lavoro- Servizio Ispezioni del Lavoro per i provvedimenti di competenza.

Quando verrà stabilita l’impossibilità per il lavoratore di ricevere quanto dovuto a titolo di assegno per il nucleo familiare da parte del datore di lavoro, la sede periferica dell’Istituto competente in merito agli adempimenti previdenziali effettuati dal datore di lavoro, potrà provvedere al pagamento diretto della stessa prestazione.

Assegno per il nucleo familiare nel caso di affido condiviso
Per quanto riguarda l’erogazione dell’assegno per il nucleo familiare, con messaggio n.12791 del 2 maggio 2006, l’Istituto di previdenza sociale ha chiarito e ribadito che nell’ipotesi in cui i figli restino affidati ad entrambi i genitori, essi hanno titolo entrambi a chiedere la prestazione stessa.

L’intervento dell’INPS era stato conseguente alle novità introdotte dalla legge 8 febbraio 2006, n.54, che all’art.1, nel modificare l’art.155 del codice civile, apporta delle novità in merito ai provvedimenti riguardanti i figli nel caso di separazione dei genitori.

In particolare la norma, precisa l’Istituto, il cui dettato prevede quale fine primario il rispetto dell’interesse morale e materiale della prole, prevede l’affidamentodei figli, in via prioritaria, ad entrambi i genitori. Per quanto concerne l’individuazione del genitore che deve effettuare la richiesta di autorizzazione alla corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, sarà necessario verificare l’accordo, intervenuto in tal senso, tra le parti.

Nell’ipotesi in cui, vi sia mancanza di tale accordo l’autorizzazione a percepire gli assegni per il nucleo familiare sarà attribuita al genitore con il quale il figlio risulta convivente, secondo quanto stabilito dall’art.9 della legge 903/1977.

Invece, nel caso in cui sia il giudice a disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori, si dovrà tenere conto dell’attuale normativa in base alla quale è il genitore affidatario il solo titolare del diritto all’assegno per il nucleo familiare.[/blockquote]

Fonte: Ipsoa.it

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