Assegno al nucleo familiare: spetta anche ai cittadini extracomunitari dal 1° gennaio 1999

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Con una interessante decisione, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui il beneficio costituito dal riconoscimento dell’assegno al nucleo familiare deve essere riconosciuto al cittadino extracomunitario regolarmente soggiornante, in ragione della giurisprudenza della CEDU, non soltanto a decorrere dal 1° luglio 2013, ma con effetto retroattivo dal 1° gennaio 1999.

Il caso trae origine dal contenzioso instaurato da una cittadina senegalese, madre di tre figli minori, la quale aveva presentato al Comune di residenza istanza per l’assegno del nucleo familiare (art. 65, legge 23 dicembre 1998, n. 448). Il Comune non accoglieva la richiesta in quanto la stessa non era cittadina italiana o dell’Unione Europea. La donna conveniva quindi in giudizio il Comune suddetto e l’I.N.P.S. chiedendo al Tribunale di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio della condotta tenuta dall’I.N.P.S. e dal Comune consistente nell’averle negato, in quanto cittadina extracomunitaria regolarmente soggiornante o in quanto lavoratrice migrante l’assegno di cui sopra. In primo grado, il tribunale dava ragione alla donna, accogliendo integralmente l’istanza; anche in appello l’INPS risultava soccombente.

Diritto alle prestazioni assistenziali per gli stranieri
In particolare, i giudici, anziché disapplicare, dichiarandone il carattere discriminatorio, l’art.65 della legge n.448 del 1998, ritenevano possibile farne un’applicazione estensiva unitamente all’applicazione diretta dell’art. 41 t.u. immigrazione, laddove riconosce il diritto alle prestazioni assistenziali per tutti gli stranieri con permesso di soggiorno; nella specie – secondo la Corte d’appello – la donna integrava i requisiti soggettivi di permesso di soggiorno e di reddito riferito all’intero nucleo famigliare con riguardo all’anno della richiesta. Quindi, in sostanza, la Corte d’appello riteneva che ai cittadini italiani e comunitari fossero da equiparare i cittadini extracomunitari purché dotati di permesso di soggiorno.

Contro detta sentenza proponeva ricorso per cassazione l’INPS, sostenendo che dalla disciplina dell’assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori, concesso dai comuni, si evince che tale provvidenza è espressamente riservata ai cittadini italiani e comunitari e non può ritenersi esteso ai cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo. Tale limitazione non si pone in contrasto né con le disposizioni comunitarie, né con i principi costituzionali vigenti nell’ordinamento nazionale.

La Cassazione, con decisione di estremo rigore, ha dichiarato inammissibile il ricorso.
Di grande pregio il percorso giuridico con cui è stata giustificata la soluzione.

Extracomunitari soggiornanti di lungo periodo
Gli Ermellini, infatti, provvedono a ricostruire la normativa applicabile, precisando che testualmente erano esclusi da tale beneficio assistenziale i cittadini extracomunitari; per la categoria dei soggiornanti di lungo periodo era poi intervenuta la direttiva comunitaria 25 novembre 2003 n.2003/109/CE, che ha previsto lo status di cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, estendendo detto beneficio; a tale direttiva ha fatto riferimento la Corte costituzionale (sentenza n.222 del 2013) riconoscendo che, a livello comunitario, è legittimo distinguere tra cittadini extracomunitari in possesso di tale status e cittadini extracomunitari che ne siano ancora sprovvisti; specificamente per i primi opera il principio di parità di trattamento che in materia di assistenza sociale e protezione sociale è limitato alle “prestazioni essenziali”. Non trattandosi, quanto all’assegno in questione, di una “prestazione essenziale”, operava la discrezionalità dei legislatori degli Stati membri fatta salva dalla citata direttiva comunitaria.

Il legislatore italiano, pur recependo la direttiva suddetta (d.lgs. 8 gennaio 2007 n.3) e definendo i presupposti del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, non ha modificato la legge del 1998 che quindi continuava a non prevedere i soggiornanti di lungo periodo tra i beneficiari della menzionata prestazione assistenziale.

Successivamente però lo stesso legislatore, sulla spinta anche di una procedura di infrazione della normativa comunitaria (la n.2013/4009), è nuovamente intervenuto ed ha ampliato la platea dei soggetti aventi diritto al beneficio, estendendolo anche ai cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo a seguito della previsione di cui alla legge 6 agosto 2013, n.97, che ha modificato anche la legge del 1998; nella formulazione vigente di tale legge, infatti, il medesimo beneficio è ora previsto in favore dei nuclei familiari composti da cittadini italiani e dell’Unione Europea residenti, da cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, nonché dai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, con tre o più figli tutti con età inferiore ai 18 anni.

È rimasta per tutte le categorie beneficiarie della prestazione (cittadini italiani, comunitari e extracomunitari soggiornanti di lungo periodo) la condizione del requisito reddituale costituito dal possesso di risorse economiche non superiori alla soglia suddetta. Poiché, però, la Corte EDU con la sentenza Dhahbi c. Italia dell’8 aprile 2014, ha affermato che l’esclusione dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti con un permesso non di breve periodo da una prestazione sociale familiare in ragione unicamente della loro condizione di stranieri è incompatibile con il principio di non discriminazione di cui all’art.14 della Convenzione Europea, la Cassazione, nel decidere il caso in esame, ha ritenuto di estendere il beneficio con effetto retroattivo.

Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Suprema Corte di Cassazione, nonostante la formulazione letterale utilizzata dal legislatore all’art.65 della citata legge del 1998, l’assegno per nucleo familiare deve essere riconosciuto, in ragione della giurisprudenza della CEDU, non soltanto a decorrere dal 1° luglio 2013, ma con effetto retroattivo dal 1° gennaio 1999.

Precedenti giurisprudenziali: Non constano precedenti in termini
Riferimenti normativi: Legge 23 dicembre 1998, n.448, art.65.

Fonte: Ipsoa.it

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