ASpI: l’INPS spiega come calcolare il “biennio” in caso di CIG a zero ore

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L’INPS chiarisce che ai fini della determinazione del biennio per la verifica del requisito contributivo per il diritto all’Aspi, i periodi di cassa integrazione guadagni a zero ore non sono considerati utili, ma devono essere neutralizzati con conseguente ampliamento del biennio di riferimento.

La risposta, di indubbio interesse, giunge con notevole tempestività dal servizio “InpsRisponde” a riscontro di uno specifico quesito posto da un utente e conferma l’applicazione, anche a questa fattispecie, della regola già applicata, per esempio, al pagamento da parte dell’Inps delle mensilità retributive dovute ai lavoratori in caso di insolvenza del datore.

Il dubbio sorgeva dalla nuova disciplina introdotta dalla legge n.92/2012 con l’entrata in vigore dell’ASpI che pone, quale requisito per il diritto alla prestazione, almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.

Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta ma non versata.
Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite purché risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimi settimanali.

A differenza del regime previgente, non sono considerati utili a questo fine, anche se coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici, i periodi di:

– malattia e infortunio sul lavoro solo nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro, nel rispetto del minimale retributivo;
– cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;
– assenze per permessi e congedi fruiti dal coniuge convivente, dal genitore, dal figlio convivente, dai fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità.

Anche se non considerati utili, per espressa previsione normativa, ai fini della determinazione del biennio per la verifica del requisito contributivo, i suddetti periodi – non considerati utili – devono essere neutralizzati “con conseguente ampliamento del biennio di riferimento”.

Il che comporta la retrocessione del calcolo del biennio utile sul periodo lavorativo precedente la sospensione a zero ore dell’attività lavorativa.

Per settimane utili al diritto si intendono tutte le settimane di contribuzione, per le quali risulti erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge 638/1983 e legge 389/1989).

Si ricorda a tal fine che, ai fini del perfezionamento del requisito contributivo, si considerano utili:

– i contributi previdenziali comprensivi di quota DS e ASpI versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
– i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata contribuzione e per i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
– i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione (non sono utili i periodi di lavoro all’estero in Stati con i quali l’Italia non ha stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale);
– l’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Qualora il lavoratore abbia periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento dell’indennità di disoccupazione agricola o dell’indennità di disoccupazione ASpI, sulla base del criterio della prevalenza.

Per verificare l’entità delle diverse contribuzioni restano fermi i parametri di equivalenza che prevedono 6 contributi giornalieri agricoli per il riconoscimento di una settimana contributiva.

Fonte: Ipsoa.it

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