Apprendistato: quando scatta l’onere di stabilizzazione

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Per l’assunzione di apprendisti non si applica la clausola di stabilizzazione ai datori di lavoro al di sotto dei 50 lavoratori. Non soggiacciono ad alcuna sanzione o alla conversione i contratti stipulati dal 21 marzo 2014 al 19 maggio 2014 non soggetti all’onere di stabilizzazione.

L’importante chiarimento è contenuto nella circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali n. 18 del 31 luglio 2014.

Nelle istruzioni al personale ispettivo, il Ministero fornisce precise indicazioni relativamente alle novità introdotte dalla legge 16 maggio 2014, n.78, di conversione del decreto legge 21 marzo 2014, n.34.

Il provvedimento, che è stato pubblicata nella G.U. n.114 del 19 maggio 2014 ed entrato in vigore il giorno successivo, ha introdotto importanti novità anche in materia di apprendistato, peraltro, modificando significativamente quanto contenuto nella versione originaria del D.L. n.34/2014.

Il punto cui si è fatto cenno in premessa rappresenta uno dei principali elementi di novità, ma anche potenziale foriero di contenzioso, a causa delle diverse interpretazioni possibili.

In particolare, relativamente alla clausola di stabilizzazione, il D.L. n.34/2014 ha modificato il comma 3-bis dell’articolo 2 del testo unico dell’apprendistato approvato col D.Lgs. n.167/2011 prevedendo che “Ferma restando la possibilità per i contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, di individuare limiti diversi da quelli previsti dal presente comma, esclusivamente per i datori di lavoro che occupano almeno cinquanta dipendenti l’assunzione di nuovi apprendisti è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20 per cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro […]”

Nel contempo, va considerato che la lettera i) del comma 1 del medesimo articolo 2 prevede che appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere “ […] forme e modalità per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato […] “.

Dunque, certamente una disciplina legale che prevede l’onere di stabilizzazione per i datori di lavoro che occupano 50 dipendenti o più, ma il dubbio se gli accordi interconfederali ed i CCNL possono introdurre la medesima condizione anche per i datori di lavoro con occupano un numero di lavoratori inferiore.

Soprattutto va considerato che la finalità del legislatore nell’introdurre le modifiche, peraltro rilevabile dai lavori parlamentari, di incentivare il ricorso all’apprendistato posto che fino al 20 marzo la clausola di stabilizzazione era prevista per i datori di lavoro che occupavano più di nove lavoratori e che nella versione ante conversione del D.L. n.34/2014 detta condizione era stata completamente abrogata.

La circolare ministeriale n.18/2014 su tale punto è estremamente chiara ritenendo che occorre fornire una
interpretazione che tiene conto anche della “evoluzione” della disciplina durante il suo iter in Parlamento (che, si ribadisce, aveva inizialmente del tutto eliminato le citate clausole), costituisce in realtà una limitazione alla delega, già conferita dal Legislatore con l’art. 2, comma 1 lett. i), del D.Lgs. n.167/2014, alle parti sociali nell’introdurre clausole di stabilizzazione ai fini della assunzione di nuovi apprendisti.

In altri termini – prosegue il Ministero, le parti sociali potranno introdurre dette clausole solo per modificare il regime legale che prevede forme di stabilizzazione solo per i datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti (per il cui calcolo si rinvia alla circolare INPS n.22/2007) e la cui violazione comporterà il “disconoscimento” dei rapporti di apprendistato avviati in violazione dei limiti (art.2. comma 3 bis, D.Lgs. n.167/2011).

Va ricordato che la disciplina relativa all’onere di stabilizzazione riguarda tutte le tre tipologie di contratto di apprendistato ed infine che comunque rimangono le esclusioni dal computo i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.

In ogni caso, se la clausola non risulta rispettata, sarà comunque possibile procedere all’assunzione di un ulteriore apprendista rispetto a quelli già confermati, ovvero di un apprendista in caso di totale mancata conferma degli apprendisti pregressi.

Nel caso di violazione dei limiti, gli apprendisti assunti sono considerati lavoratori subordinati a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

Il Ministero, confermando quanto evidenziato in precedenza, evidenzia che per i datori di lavoro che occupano sino a 49 dipendenti, invece, la violazione di eventuali clausole di stabilizzazione previste dai contratti collettivi, anche già vigenti, non potrà evidentemente avere il medesimo effetto “trasformativo”.

Naturalmente non soggiacciono ad alcuna sanzione o conversione i contratti stipulati dal 21 marzo 2014 al 19 maggio 2014 data in cui risultava vigente il decreto legge n.34/2014 e non era ancora era entrata in vigore la legge di conversione n.78/2014 in quanto, come accennato in precedenza, era stata originariamente prevista l’eliminazione dell’onere per tutti i datori di lavoro a prescindere al numero dei lavoratori occupati.

Fonte: Ipsoa.it

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