Apprendistato per l’accesso alla professione di giornalista

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Il recente rinnovo del contratto di lavoro giornalistico introduce l’apprendistato professionalizzante adattandolo alle esigenze del praticantato professionale. La regolamentazione contrattuale comporta la prosecuzione del rapporto di apprendistato anche per il periodo successivo al conseguimento dell’idoneità all’esercizio della professione.

La scelta operata dal T.U. dell’apprendistato di fissare, a livello legislativo, solo i principi generali e di affidare, in via esclusiva, alle parti sociali la disciplina sostanziale del rapporto di lavoro ha aperto alla contrattazione collettiva ampi spazi di utilizzo dell’istituto.

Un primo esempio di applicazione innovativa è stato fornito dal comparto degli studi professionali che ha regolamentato con questo tipo di contratto – sfruttando il richiamo contenuto nella formulazione dell’art.5, c.1, D.Lgs. n.167/2011, in materia di apprendistato di alta formazione e ricerca – l’attività che i praticanti sono tenuti a svolgere presso un professionista, abilitato secondo la disciplina del rispettivo Ordine o Collegio di appartenenza, prima di sostenere gli esami di abilitazione all’esercizio della professione (cfr. art.31, c.c.n.l. 29.11.2011).

Lo schema adottato è coerente con la natura formativa del contratto di apprendistato. Anche il periodo di praticantato svolge infatti una funzione formativa, consentendo agli aspiranti professionisti di acquisire le necessarie conoscenze culturali e professionali, nonché i fondamenti pratici e deontologici della professione, sia al fine di un’adeguata preparazione per l’esame di abilitazione, sia per garantire la corretta preparazione professionale e deontologica attraverso l’impegno lavorativo nell’ambito di uno studio professionale.

Praticantato giornalistico
Nel c.c.n.l. per i giornalisti il periodo di praticantato è da sempre considerato come una fase di ingresso nella professione ed è perciò regolato in maniera specifica.

Il contratto collettivo fissa per il praticante giornalista minimi tabellari specifici e crescenti in funzione dell’anzianità di servizio (rispettivamente fino e oltre 12 mesi) e disciplina con rinvio alle norme generali o attraverso clausole particolari i principali istituti normativi: periodo di prova di durata non superiore a sei mesi; orario di lavoro; maggiorazione per lavoro notturno; compensi e maggiorazioni per il lavoro festivo prestato; ferie annuali; conservazione del posto per tre mesi nei casi di infortunio o malattia (intera retribuzione durante il primo mese; metà retribuzione e per i successivi due mesi); termine di preavviso di un mese in caso di licenziamento non per giusta causa; trattamento di fine rapporto.

Ferma restando la disciplina del praticantato come sopra sintetizzata, l’accordo di rinnovo siglato il 24 giugno 2014 offre ora ai datori di lavoro l’opportunità di assumere i praticanti giornalisti dai 18 ai 29 anni con contratto di apprendistato professionalizzante per la durata di 36 mesi. Con questa formulazione il contratto collettivo di lavoro giornalistico ha mantenuto nella sostanza la tradizionale disciplina contrattuale del praticantato rivestendola di una nuova forma, quella del più comune rapporto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (art.4, D.Lgs. n.167/2011).

I lavoratori assunti come apprendisti ricevono dunque un trattamento economico e normativo che corrisponde a quello previsto dal contratto collettivo per la qualifica di praticante, fino al positivo superamento da parte dell’interessato degli esami di idoneità professionale. Per il periodo successivo e fino al termine della durata dell’apprendistato il minimo tabellare riconosciuto nei mesi precedenti viene incrementato in misura pari al 10% per 9 mesi e di un ulteriore 5% per il periodo successivo. Giunto a naturale conclusione il periodo di apprendistato troverà applicazione, come avveniva in precedenza dopo l’esaurimento del praticantato, il trattamento economico e normativo previsto per il livello d’ingresso dei redattori.

Apprendistato e idoneità professionale
Come si può rilevare, secondo l’impostazione contrattuale lo stato di apprendista viene mantenuto dal lavoratore anche per il periodo successivo al conseguimento dell’idoneità all’esercizio della professione. Questa circostanza potrebbe sollevare qualche perplessità, tenuto conto dei dubbi fin qui avanzati, con riferimento a numerose concrete fattispecie, in ordine alla legittimità dell’utilizzo di apprendisti per lo svolgimento di mansioni professionali corrispondenti al titolo legale acquisito dal lavoratore. Si possono citare al riguardo le indicazioni fornite dal Ministero del lavoro, in più occasioni, con riferimento alla disciplina previgente al T.U. dell’apprendistato.

Muovendo dalla premessa che il contratto di apprendistato è diretto a far conseguire all’interessato un bagaglio formativo di nozioni di carattere teorico-pratico più ampio di quello necessario allo svolgimento della mansione assegnata, individuata dalla qualifica contrattuale, in quanto richiede una più complessa ed articolata conoscenza sia del contesto lavorativo che delle attività che in esso sono svolte, il Ministero ha ritenuto l’ammissibilità dell’assunzione di apprendisti per lo svolgimento di attività che richiedono il possesso di brevetti, attestati o abilitazioni, come accade ad esempio per l’assistenza ai bagnanti (nota n.2977/2005) ovvero per la qualifica di autista, nel settore dell’autotrasporto, il cui conseguimento è subordinato al preventivo possesso della carta di qualificazione del conducente (nota n.9532/2010) o ancora per il personale docente in possesso di abilitazione all’insegnamento (interpello n.38/2010). In quest’ultimo caso – da analizzare con maggior attenzione per le evidenti analogie con la fattispecie qui esaminata – il Ministero ha sottolineato che la valutazione positiva espressa è collegata alla sussistenza di un dato oggettivo: alla circostanza che il piano formativo individuale del soggetto da assumere con contratto di apprendistato individui percorsi formativi ed uno sviluppo di competenze diverse ed ulteriori rispetto a quelle maturate ai fini dell’abilitazione.

Fonte: Ipsoa.it

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