Apprendistato, omessa formazione trasversale: no alla sanzione se manca l’offerta

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Senza offerta formativa nessuna sanzione per omessa formazione trasversale. Il datore di lavoro non incorre in sanzione nelle ipotesi in cui l’informativa della Regione sulle modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica non sia intervenuta entro i 45 giorni successivi alla comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro.

Una precisazione molto importante, contenuta nella circolare n.18 del 30 luglio 2014, in quanto il principale ostacolo nell’utilizzo del contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere è rappresentato dall’incertezza della disciplina relativa alla formazione di base e trasversale.

Nonostante le consistenti agevolazioni di varia natura (contributive, economiche, normative, fiscali), infatti, il contratto è utilizzato sicuramente al di sotto delle potenzialità che può esprimere.

Proprio per tale motivo, dopo il testo unico approvato col D.Lgs. n.167/2011, il legislatore ha apportato diverse modifiche all’impianto originario del provvedimento, in particolare, nel tentativo di migliorare gli elementi ritenuti da ostacolo o quantomeno da freno alla stipulazione del contratto.

Importanti anche le modifiche previste dalla legge 16 maggio 2014, n.78, che ha convertito con modificazioni il decreto legge 21 marzo 2014, n.34 che ha responsabilizzato le Regioni e le Province autonome affinché l’offerta formativa risulti tangibile.

La disciplina interessata è quella contenuta all’articolo 4 comma 2 del D.Lgs. n.167/2011 che prevede, come noto, che alla formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta sotto la responsabilità della azienda, si affianca quella integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio e disciplinata dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto conto dell’età, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista.

La legge n.78/2014 ha previsto uno specifico onere per la Regione che provvede a comunicare al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarati disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 20 febbraio 2014.

L’interpretazione della norma fornita dal Ministero del Lavoro col documento di prassi n. 18/2014 alla luce delle ultime modiche intervenute ed oggi vigente, è che intanto la formazione rimane, nei limiti di quanto stabilito dalle Regioni e Province autonome, obbligatoria.

Tale obbligatorietà va peraltro definita ai sensi delle già citate linee guida del 20 febbraio 2014, secondo le quali l’offerta formativa pubblica è da intendersi, per l’appunto, obbligatoria nella misura in cui:

– sia disciplinata come tale nell’ambito della regolamentazione regionale, anche attraverso specifici accordi;
– sia realmente disponibile per l’impresa e per l’apprendista, intendendosi per “disponibile ‘”un ‘offerta formativa formalmente approvata e finanziata dalla pubblica amministrazione competente che consenta all’impresa l’iscrizione all’offerta medesima affinché le attività formative possano essere avviate entro 6 mesi dalla data di assunzione dell’apprendista;
– ovvero, “in via sussidiaria e cedevole”, sia definita obbligatoria dalla disciplina contrattuale vigente.

Dunque il Ministero tiene conto che relativamente alla formazione pubblica, erano state introdotte modifiche col D.L. 28 giugno 2013, n.76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, che aveva introdotto, espressamente con finalità di fronteggiare la grave situazione occupazionale che coinvolge in particolare i soggetti giovani, la previsione di “ una disciplina maggiormente uniforme sull’intero territorio nazionale dell’offerta formativa pubblica” con un forte ridimensionamento dello spazio di intervento delle regioni ed in ogni caso l’applicazione dall’1 ottobre 2013 dei seguenti principi:

a) il piano formativo individualeè obbligatorio esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche;
b) la registrazione della formazione e della qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita è effettuata in un documento avente i contenuti minimi del modello di libretto formativo del cittadino di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 10 ottobre 2005, recante “Approvazione del modello di libretto formativo del cittadino”;
c) in caso di imprese multi localizzate, la formazione avviene nel rispetto della disciplina della regione ove l’impresa ha la propria sede legale.

A seguito di tale previsione, il 20 febbraio 2014 la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato Regioni e Province autonome, con deliberazione prot. n.32/CSR, ha approvato le linee guida il cui recepimento dovrà avvenire a cura delle singole regioni entro sei mesi.

Dette linee guida, tra l’altro, prevedono che la formazione non risulta obbligatoria laddove non sia resa effettivamente disponibile.

La legge n.78/2014 ha previsto che “la Regione provvede a comunicare al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarati disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 20 febbraio 2014”.

Dunque, il Ministero sottolinea che “tale adempimento da parte delle Regioni e Province autonome, da considerarsi obbligatorio, vuole costituire un elemento di certezza per le imprese che, successivamente alla comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro – che il Legislatore chiarisce essere la comunicazione al Centro per l’impiego, già prevista ai sensi dell’art.9 bis del D.L. n.510/1996 – saranno destinatarie di una informativa completa sui corsi organizzati, con indicazione delle sedi e del calendario”.

Naturale conseguenza è che la scelta di individuare detto termine produce evidentemente effetti anche sotto il profilo delle responsabilità datoriali, in quanto la mancata comunicazione nei termini previsti non consente di configurare alcuna responsabilità del datore di lavoro – così come previsto dall’art.7, comma 1, del D.Lgs. n.167/2011 – in caso di inadempimento degli obblighi formativi.

Conseguentemente, il Ministero fornisce precise indicazione agli ispettori di vigilanza affinchè si astengano dall’applicazione della sanzione per omessa formazione trasversale nelle ipotesi in cui l’informativa in questione non sia intervenuta entro i 45 giorni successivi alla comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro.

Quanto alla comunicazione da effettuare entro 45 giorni non rappresenta un ulteriore adempimento a carico dei datori di lavoro in quanto trattasi della comunicazione obbligatoria effettuata ai Centri per l’Impiego già prevista ed effettuata in via telematica all’atto dell’assunzione.

Fonte: Ipsoa.it

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