Anticipo TFR

0
5

Utilizzare l’anticipazione sul trattamento di fine rapporto per una finalità differente da quella dichiarata al datore di lavoro non può giustificare il licenziamento. La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere sulla legittimità di un dipendente ad utilizzare l’anticipazione richiesta sul trattamento di fine rapporto per finalità differenti da quelle che aveva dichiarato al proprio datore di lavoro; i giudici di legittimità, con la sentenza 1827 del 2007, hanno affermato che un simile comportamento del prestatore di lavoro non è di gravità tale da poter giustificare un licenziamento.

L’articolo 2120 del codice civile, il quale disciplina l’istituto del trattamento di fine rapporto, reca una importante innovazione alla tradizionale disciplina della vecchia indennità di anzianità, attribuendo ai lavoratori il diritto ad una congrua anticipazione del TFR, in pendenza ed in costanza del rapporto di lavoro.

L’istituto della anticipazione ha come scopo quello di soddisfare alcune esigenze del lavoratore nel rispetto di limiti e presupposti che la stessa legge stabilisce (anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro, limite di una sola concessione nel corso del rapporto di lavoro), avendo cura di contemperare le aspettative del prestatore nonché i suoi interessi, e l’opportunità di non gravare il datore di lavoro di oneri eccessivi a causa di ingenti richiesti di anticipazioni.

La Corte di Cassazione è dovuta intervenire in seguito al ricorso presentato da una lavoratrice dipendente di una banca, la quale aveva richiesto la anticipazione del trattamento di fine rapporto per la ristrutturazione della propria casa; la dipendente, invece, aveva usato tale somma per l’acquisto di un’altra abitazione in un’altra città, e per questo motivo, sottoposta a procedimento disciplinare, era stata, poi, licenziata.

I giudici di primo grado avevano respinto la domanda della ricorrente, mentre i giudici d’appello avevano accolto l’impugnazione proposta dalla dipendente osservando che i fatti addebitati alla stessa erano da ritenersi estranei alla esecuzione del rapporto di lavoro, e, in ogni caso, non erano da ritenersi di una tale gravità da poter giustificare il licenziamento.

La Cassazione , nella propria decisione, si è orientata ed uniformata con quanto aveva stabilito la Corte d’Appello, ritenendo che destinare le somme erogate dal datore di lavoro al dipendente a titolo di anticipazione del TFR, e poi, di mutuo a finalità diverse da quelle concordate è un fatto estraneo alla esecuzione degli obblighi a carico del lavoratore.

L’irrogazione della massima sanzione, quale appunto il licenziamento, si giustifica solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, oppure di un comportamento tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto.

I giudici di legittimità hanno basato il proprio convincimento sul fatto che il mutamento della causa del prestito da ristrutturazione ad acquisto di casa, era di scarsa rilevanza, considerando anche e soprattutto l’assenza di un danno per l’azienda e la mancanza di uno scopo speculativo (oppure di un tentativo di occultare la condotta) del comportamento tenuto dalla lavoratrice, non potendo, pertanto, essere tali da giustificare il licenziamento.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here